Polimeri Adsorbenti rigenerabili

 Quando a valle di un impianto di trattamento chimico fisico vengono riscontrate concentrazioni di tensioattivi vicine o superiori al limite di legge, normalmente si installa un filtro adsorbente con un riempimento di carbone attivo granulare.

Questa soluzione si rivela spesso di non totale efficienza perché il carbone attivo ha una capacità limitata e, visto il suo costo, il ricambio del letto filtrante difficilmente avviene con la frequenza richiesta.
Il carbone attivo poi ha una limitata affinità con i tensioattivi anfoteri e non ionici e tende a rilasciarli per fissare preferenzialmente i tensioattivi di tipo anionico.

È stata messa a punto una famiglia di nuovi materiali denominata “superassorbenti”, con proprietà al limite tra quelle del carbone attivo e quella delle resine a scambio ionico.
Questi materiali hanno porosità elevatissime, con superfici specifiche dell’ordine di 1000 m2 per 1 grammo di prodotto. Il loro comportamento è simile a quello del carbone attivo, ma hanno la particolarità di essere rigenerabili chimicamente con acidi e basi.
Per questo motivo il loro uso è nettamente più economico del carbone attivo in quanto è sufficiente la loro rigenerazione invece della sostituzione del letto filtrante.
Le sostanze organiche trattenute vengono così concentrate in un piccolo volume che può essere trattato economicamente con la “Reazione di Fenton” distruggendo i tensioattivi trattenuti.

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